Caso Villa Smile – Mons. Guglielmo Giombanco da risposta alla lettera aperta della Dott.ssa Scaffidi

In riferimento alla Lettera aperta che la Dott.ssa Giuliana Scaffidi ha inviato a Mons. Guglielmo Giombanco si precisa che il Vescovo – a seguito del colloquio cui si fa riferimento nella stessa lettera – ha telefonato personalmente al Sindaco di Montagnareale per far presente la situazione su cui era stato informato. Se la vicenda in questione ha avuto un epilogo diverso, rispetto a quello auspicato dai responsabili della “Villa Smile”, non è certo dovuto ad un disinteresse di Mons. Giombanco. Pertanto affermare che «nei fatti la “Chiesa non c’è stata» non è assolutamente rispettoso dell’impegno dimostrato dalla Diocesi nei confronti di altre situazioni di accoglienza che di recente si sono avute nel nostro territorio. Ne è prova la visita compiuta da Mons. Giombanco al gruppo di Migranti arrivati nel Comune di Castell’Umberto; ha avuto l’opportunità di poterli incontrare, manifestare loro la sua vicinanza di Pastore e fermarsi ad ascoltarli singolarmente. Mons. Giombanco ha assicurato inoltre ai responsabili della struttura la piena disponibilità tramite la Caritas Diocesana.

Patti, 12 settembre 2017

Riportiamo la lettera aperta della Dott.ssa Giuliana Scaffidi al Vescovo di Patti

LETTERA APERTA AL VESCOVO DI PATTI
Reverendo Monsignore Guglielmo Giambanco
AminaTa e Hope, sino a poco tempo fa ospiti di “Villa Smile” e da giorno 25 agosto trasferite “ a forza” assieme ad un’ altra minore in una struttura del catanese, nei giorni scorsi, proprio nel periodo in cui la Chiesa ricordava Santa Madre Teresa di Calcutta, che ha dedicato la sua vita ai poveri, ai diseredati ed in genere agli ultimi, sono scappate dalla Comunità nella quale erano ospiti.

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Me lo avevano preannunciato fin dai primi messaggi inviatimi già dal momento del loro arrivo nella nuova struttura, dove per eccessivo sovraffollamento e per altre cause le ragazze non hanno trovato quelle attenzioni e quella disponibilità ed accoglienza dignitosa di cui ha bisogno la loro particolare fragilità ed il loro misero e tragico percorso umano.
Di queste problematiche mi sono comunque lamentata telefonicamente con l’Assessore alle Politiche Sociali di quel Comune, seguita da una mail.
“Un’accoglienza responsabile e dignitosa di questi nostri fratelli e sorelle comincia dalla loro prima sistemazione in spazi adeguati e decorosi”, ha ammonito Papa Francesco, secondo il quale “i grandi assembramenti di richiedenti asilo e rifugiati non hanno dato risultati positivi, generando piuttosto nuove situazioni di vulnerabilità e di disagio”.
Ora le due povere ragazze, senza soldi per un minimo di sostentamento, saranno facile preda di sfruttatori che quasi certamente le costringeranno a prostituirsi, in condizioni di vita simili allo schiavismo, e rischieranno di rimanere intrappolate nelle spire di organizzazioni criminali senza scrupoli.
Nella nostra Comunità, Reverendissimo Padre, nei pochissimi mesi di permanenza, le ragazze erano state sistemate in spazi adeguati e decorosi ed avevano trovato assistenza umana e tanta comprensione; erano state anche iscritte alla Scuola Pirandello di Patti e lentamente, con l’aiuto di personale qualificato presente anche nelle ore notturne, cominciavano ad avviarsi verso quel percorso di integrazione sul quale tutti dissertano, ma purtroppo solo a parole.
Grazie alla sensibilità di amici medici è stato assicurato loro un minimo di assistenza sanitaria, che ufficialmente non potevano avere, a causa della mancata presa in carico da parte dei servizi sociali del Comune.
Poi, forse per incomprensione, per incapacità, per indifferenza o per altri motivi che non abbiamo ancora capito concretamente, le ragazze non sono state prese in carico, come previsto dalla normativa, e sono state di fatto rifiutate dall’Amministrazione Comunale nella persona del Sindaco.
Badi bene, rifiutate.
Le ragazze di colore sono state inviate presso altra struttura, ma son state tagliate le ali ai loro sogni di una vita quasi normale e praticamente si sono sentite respinte dall’Amministrazione Comunale e dagli abitanti( quasi nessuno ha preso posizione!); “Essere rifiutati è la peggiore malattia che un essere umano può provare”(Madre Teresa di Calcutta).
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Il comma 4 dell’art. 6 legge nr. 328 dell’8 novembre 2000 dice inequivocabilmente che “ per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all’eventuale integrazione economica”.
“ Villa Smile” è regolarmente autorizzata ed accreditata per l’accoglimento di minori ed il sindaco è stato “previamente informato” non solo con pec da parte della nostra struttura, ma telefonicamente dal Capo di gabinetto della Prefettura di Messina sulle procedure da attuare.
Il Ministero dell’Interno, con circolare del 24 aprile 2013 , ha ridefinito le procedure riguardanti i sistemi di protezione dei minori stranieri.
Tra i punti salienti, “l’obbligo di collocare in un luogo sicuro, ovvero in una struttura di accoglienza autorizzata/accreditata, comporta la presa in carico del minore da parte dei servizi sociali del Comune nel cui territorio la struttura è presente”.
L’Amministrazione Comunale di Montagnareale avrebbe dovuto semplicemente attenersi a quanto previsto dalla legge e cioè prendere in carico le minori e poi rendicontare le spese, senza alcun onere diretto, in quanto “Comuni che assicurano attività di accoglienza ai sensi del presente comma accedono ai contributi disposti dal Ministero dell’interno a valere sul Fondo nazionale per l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati di cui all’articolo 1, comma 181, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, nel limite delle risorse del medesimo Fondo.”
Tra l’altro l’adesione alla fine dello scorso luglio alla rete SPRAR(Sistema Protezione Richiedenti Asilo Rifugiati) da parte del Comune di Montagnareale, quale Ente titolare di progetto, avrebbe dovuto lasciar ben sperar, in quanto l’Ente si è riproposto di realizzare progetti di accoglienza integrata destinati a richiedenti protezione internazionale, rifugiati, titolari di protezione sussidiaria e umanitaria, con l’ausilio delle realtà del terzo settore.
IL Sindaco praticamente è rimasto indifferente ai problemi delle ragazze, inadempiente a quanto avrebbe potuto fare per legge e persino sordo anche alle telefonate da parte della Prefettura con cui gli venivano chiarite le modalità per prendere in carico le minori, nonostante le belle parole pronunciate dalla stessa al momento dell’inaugurazione di Villa Smile: “ Iniziativa bellissima per Montagnareale che incide su una fascia particolare del sociale……la realtà di Montagnareale ha la capacità di darsi agli altri(con riferimento alla possibilità di accoglienza di minori non accompagnati)”.
Le persone che ricoprono cariche pubbliche nelle loro scelte politiche hanno l’obbligo morale di operare con sensibilità, comprensione, compassione, attenzione all’altro, soprattutto quando dalla loro azione dipende la vita di altre persone.
Nel caso particolare, il Sindaco aveva la possibilità di accogliere le minori e consentire loro il recupero della dignità umana e l’inizio di un nuovo percorso di vita, più consono al loro “essere umani”.
La normativa vigente glielo consentiva, ma il Sindaco con il proprio comportamento ha fatto sì che le minori fossero spostate in altra struttura, certamente non adeguata visto che due di loro sono già scappate e quasi certamente sono nuovamente finite nelle mani della criminalità organizzata per essere sfruttate nella prostituzione.
Le ragazze avevano bisogno di amore e comprensione e l’avevano trovato a Villa Smile, dalla quale in nessun momento hanno mai pensato di scappare
“La difesa dei loro diritti inalienabili, la garanzia delle libertà fondamentali e il rispetto della loro dignità sono compiti da cui nessuno si può esimere”, l’appello di Papa Francesco, secondo il quale “proteggere questi fratelli e sorelle è un imperativo morale da tradurre adottando strumenti giuridici, internazionali e nazionali, chiari e pertinenti; compiendo scelte politiche giuste e lungimiranti; prediligendo processi costruttivi, forse più lenti, ai ritorni di consenso nell’immediato; attuando programmi tempestivi e umanizzanti nella lotta contro i trafficanti di carne umana che lucrano sulle sventure altrui; coordinando gli sforzi di tutti gli attori, tra i quali, potete starne certi, ci sarà sempre la Chiesa”
Ed io poi ho provato anche a rivolgermi a Lei, Reverendissimo Padre, perché la Chiesa dovrebbe essere vicina agli ultimi, ai bisognosi, ai più fragili, proprio a quelli come quelle ragazze di colore rifiutate dall’Ammininistrazione Comunale di Montagnareale.
Lei, Reverendissimo Padre, ha ascoltato il mio grido di dolore( ero stravolta, arrabbiata e mi sentivo sola ed impotente!) e nel corso di un colloquio mi ha detto che “ne avrebbe parlato”; ma (mi scusi la franchezza!) in questa circostanza , visti i risultati, nei fatti la “Chiesa non c’è stata” .
Dopo il nostro colloquio, praticamente le ragazze sono state spostate , come fascicoli che si spostano da un tavolo ad un altro, previa apposizione di timbri e visti che ne attestano la trattazione, ma sono essere umani, e nel caso particolare molto fragili e molto provate dalla miseria e soprattutto dalla cattiveria e dalla indifferenza degli uomini, compresi quelli che dovrebbero rappresentare le Istituzioni.
Ed ora, mi rivolgo nuovamente a Lei, reverendissimo Padre, perché possa ancora esercitare in modo fattivo la sua funzione di “ponte” tra i silenzi e le incomprensioni ed i muri, facendo magari riaccendere un minimo di luce e di speranza in quei tanti nostri fratelli e sorelle( “gli ultimi, gli emarginati, gli scartati”) che rischiano di trovare nel nostro territorio dei muri di incomprensione presso Amministratori insensibili e portatori della cultura del respingimento del diverso.
Prenda spunto da questo esempio di fallimento della politica di accoglimento dei migranti, con particolare riferimento al caso delle poche minori non prese in carico dai Servizi Sociali del Comune di Montagnareale ma di fatto rifiutate dal Sindaco, ed intervenga presso i Sindaci e presso le Parrocchie della Sua Curia perché fatti analoghi ( disumanità, scarsa sensibilità ed poca attenzione al prossimo, indifferenza forse non disgiunta da un pizzico di cattiveria) non abbiano a ripetersi.
La prego, reverendissimo Padre, faccia da “Ponte” perché scelte giuste ed umanizzanti siano le fondamenta delle politiche di accoglienza nelle nostre Comunità, perché i nostri fratelli e sorelle abbiano un’accoglienza decorosa e responsabile e per evitare che altri essere umani (come le “mie “ due ragazze scappate dalla struttura di accoglienza) possano cadere nelle mani dei trafficanti di carne umana, spesso nell’indifferenza di tutti e purtroppo di quanti avrebbero la possibilità e l’obbligo morale di impedirlo.
“Proteggere fratelli e sorelle è un imperativo morale!”
Papa Francesco

Dott.ssa Giuliana Scaffidi

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