C’è un modo diverso di parlare di archeologia e lo si è visto venerdì pomeriggio, all’Antiquarium comunale di Gioiosa Marea, dove si è tenuto il Convegno: ” L’insediamento antico di Gioiosa Guardia. Verso un progetto di ricerca e valorizzazione”, organizzato da Italia Nostra Presidio Nebrodi, con il patrocinio del Comune e del Parco Archeologico di Tindari. Non solamente riflessioni accademiche, ma uno scavo profondo, nelle dinamiche che legano il patrimonio culturale al tessuto vivo delle comunità, alla storia, al paesaggio.

L’iniziativa ha segnato la conclusione di un anno di attività sul campo da parte di Italia Nostra relativamente alla valorizzazione dell’area archeologica di Gioiosa Guardia nell’ambito del progetto nazionale: ” Minore: Un Faro sul Patrimonio Culturale”: passeggiate patrimoniali, incontri nelle scuole, ripristino dei sentieri, mappature partecipate e una rete associativa locale che ha risposto con passione.

Al centro un sito straordinario per posizione e stratificazione storica, ma troppo a lungo relegato ai margini dell’attenzione scientifica e pubblica: Gioiosa Guardia. Il Convegno, dunque, è diventato un’occasione di riflessione sul paesaggio come bene collettivo. Dopo i saluti del sindaco Tindara la Galia che ha ricordato l’impegno del Comune per il miglioramento dell’accesso al sito e del Direttore del Parco Archeologico di Tindari Giuseppe Natoli che a sua volta ha rimarcato l’importanza dell’apertura dell’Antiquarium in nuovi locali è stata Angela Pipitò, responsabile di Italia Nostra Presidio Nebrodi a introdurre i lavori e a descrivere, con l’ausilio delle immagini, l’impegno e il lavoro di un anno svolto da volontari dell’Associazione per la valorizzazione dell’area archeologica di Gioiosa Guardia.
A coordinare il convegno l’archeologo Michele Fasolo, che ha aperto con una riflessione ampia e profonda sul senso del paesaggio come campo di relazioni e non mero insieme di componenti fisiche. Nel suo intervento, Fasolo ha individuato le cause della desertificazione dei luoghi e della distruzione della bellezza, nelle “aridità del cuore”, nella sottomissione rassegnata alle leggi presunte ineluttabili dell’economia politica e dell’estrazione cieca, violenta, di plusvalore, nella soppressione dell’idea di bene comune. «Dal confronto con il paesaggio che si lacera — ha detto — però, può nascere una nuova stagione della grande politica, quella che parte dalla visione, dal rigore, dal coraggio morale” Nel richiamare la necessità di un approccio integrale, Fasolo ha indicato i principi fondamentali di un progetto di cura del territorio: rigore scientifico, trasparenza dei dati, formazione continua, ma anche immaginazione, apertura e una vera etica della stratigrafia. Il convegno è proseguito con relazioni ad alto contenuto scientifico. Il prof. Aurelio Burgio (Università di Palermo) ha presentato i risultati ottenuti in anni di lavoro nella Sicilia settentrionale grazie a consolidate metodologie di prospezione archeologica di superficie.
Integrando dati geomorfologici, viari e toponomastici è stato possibile ricostruire l’evoluzione storica di questi territori. Il dott. Stefano De Nisi (Università del Salento) ha esposto i risultati delle recenti indagini non invasive condotte lo scorso anno e in attesa di ripresa sul sito antico di Gioiosa Guardia, che hanno portato alla scoperta di strutture murarie non documentate e di una possibile arteria urbana, offrendo nuove chiavi interpretative sulla morfologia dell’insediamento. L’architetto Andrea Di Santo ha illustrato il contributo dei rilievi digitali (fotogrammetria, LiDAR, modelli 3D) nella lettura stratigrafica e nella documentazione accessibile del sito. Un linguaggio visivo nuovo, capace di parlare sia al mondo scientifico che al pubblico. Di particolare rilievo anche gli interventi di natura culturale e sociale nel dibattito che è seguito. Domenico Targia, direttore del Parco Archeologico di Himera, Solunto e Iato ha richiamato l’attenzione sull’importanza della sinergia tra istituzioni, enti locali, aziende e cittadini nella tutela del patrimonio archeologico, indicando buone pratiche già attive in Sicilia. Antonino Saggio, ordinario di progettazione architettonica e urbana alla Sapienza di Roma curatore del progetto NitroLab, ha tracciato una mappa delle “stagioni di ricerca” su Gioiosa Guardia, sottolineando come ogni rilettura del paesaggio si accompagni a un rinnovamento dei linguaggi e rilettura delle forme di trasmissione del sapere.
Vanni Giuffré, artista e promotore culturale, ha lanciato un appello per coinvolgere i giovani nella cura dei luoghi: «Non eredità da gestire, ma compiti da assumere — ha detto — la bellezza è una responsabilità civile». Enza Mola, presidente della Pro Loco di Sinagra, ha presentato il lavoro di censimento capillare dei beni culturali e ambientali realizzato dalla Pro Loco e di imminente pubblicazione, frutto di un processo partecipato che ha coinvolto scuole e cittadini. Basilio Segreto, consigliere regionale di Sicilia Antica, ha infine ribadito l’urgenza di dotare i piccoli siti archeologici di strumenti normativi e risorse stabili per garantire continuità alla ricerca e alla valorizzazione.
A chiudere il convegno è stato Guglielmo Maneri (Italia Nostra Sicilia), che ha invitato a immaginare Gioiosa Guardia non come una “meta” da promuovere, ma come un “luogo da abitare”. Non turismo predatorio, ma esperienza relazionale. non marketing, ma responsabilità collettiva. La giornata si è conclusa con una visita all’Antiquarium, dove la memoria si fa materia e la pietra diventa narrazione condivisa.
«Il paesaggio culturale — è stato ribadito — non è uno sfondo muto. È un organismo vivo che interpella la nostra capacità di ascolto, lettura, restituzione e la memoria, se condivisa, può ancora diventare futuro».
