Ficarra, dall’arte scultorea della pietra arenaria ai musei , dai santuari alla letteratura fino al baco da seta

convento ficarra

Un’intensa giornata di cultura a tutto tondo ieri a Ficarra, un’esperienza da condividere nelle sue peculiarità storico-artistiche e altre curiosità del vissuto della sua gente .

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Un racconto che inizia dall’arte di scolpire la pietra arenaria, tipica arte che eccelle tra le mura delle sue chiese e dalle opere d’arte scultoree che si possono ammirare all’interno con le statue del Gaggini e altri famosi scultori del tempo.  “Dai Tindaridi alla Madonna Nera – Storia, fede e Leggende sui Nebrodi”, questo è il progetto dell’AFEIP grazie al quale abbiamo potuto riscoprire e valorizzare questo nostro territorio.

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Salendo per le vie strette di Ficarra , vie anch’esse intrise di storia, si arriva alla Chiesa del Convento una tipica struttura architettonica del 1500, dove gli scalpellini del tempo evidenziano la loro arte nella pietra.
Ficarra parla anche di se perché vide il soggiorno di Giuseppe Tomasi di Lampedusa il quale fu ispirato, in quel luogo, nei paesaggi e personaggi, per il suo capolavoro “Il gattopardo”.
Qui soggiornò anche Lucio Piccolo, cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, poeta ed esoterista figlio del barone Giuseppe Piccolo e di Donna Teresa Tasca Filangeri di Cutò.

burattini

Particolare la sede dell’Ufficio Turistico di Ficarra, dalle caratteristiche museali, accoglie un piccolo museo dove , tra foto storiche e antichi arnesi di lavoro ha spazio anche un piccolo museo di burattini diventato laboratorio per le scolaresche che lo visitano.

Ficarra, verso la fine del ’700, oltre ad essere un importante centro agricolo, “primeggiava” nel campo dei lavori artigianali. Gran parte della popolazione si dedicava alla produzione ed al commercio della “Seta” e talvolta si vendevano i “bozzoli” e la seta grezza. Fino fine alla fine degli anni ’40 numerose erano le “filande” ed i “gelsetti” presenti nel

baco da seta
territorio ficarrese, oggi resta solo qualche telaio conservato gelosamente. Ogni famiglia contadina divenne un “piccolo laboratorio”, dove era soprattutto la donna ad allevare il baco da seta.

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