San Giorgio di Gioiosa Marea – Erosione delle coste – Emanuele Costa: “difendere, riprendere, valorizzare …”

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Cio’ che e’ giusto lo e’ oggettivamente, indipendentemente da posizionamenti e interessi di bottega. Peccato che, nel passato, quando per primi abbiamo sollevato il gravissimo dramma dell’erosione costiera, sia prevalso in alcuni il sentimento della partigianeria e probabilmente del miope opportunismo.
Per anni abbiamo lottato col cuore e senza secondo fine alcuno: e’ stato un lavoro continuo, logorante, con un dispendio di tempo ed energie non indifferente.
Peccato che, forse, non sia stata compresa appieno la gravita’ della situazione e apprezzato cio’ che si stava facendo per il bene della collettivita’ e del territorio in generale: si e’ riusciti, dopo anni di immobilismo, ad ottenere la valutazione di impatto ambientale per il progetto di ripascimento redatto dalla Provincia di Messina, si e’ riusciti a coinvolgere e sensibilizzare l’Amministrazione Comunale e l’Assessorato Regionale, sono state espresse, con il supporto di motivazioni tecnico-scientifiche, delle perplessita’ riguardo all’intervento tampone, e’ stata richiesta la riclassificazione del grado di rischio e pericolosita’ dell’area, si erano raggiunti traguardi importanti che, per dinamiche oscure, sono stati cancellati con un colpo di spugna.
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Attraverso un certosino e silenzioso lavoro la problematica dell’erosione di San Giorgio di Gioiosa Marea era balzata prepotentemente all’attenzione dei media e delle cronache nazionali e regionali e non vi era “uomo di potere”, grazie anche ai tanti incontri effettuati a Palermo e alle interrogazioni fatte presentare al Parlamento Siciliano e a quello Nazionale, che non fosse a conoscenza della situazione… Insomma, si era affrontata la questione con serieta’ professionale.
Occorre, liberandosi dal consociativismo trasversale, verticale e orizzontale, fare chiarezza e, soprattutto, evitare che le polemiche sterili possano fuorviare le coscienze dal raggiungimento dell’obiettivo principale; ma credo che sia doveroso sottolineare che spesso siamo rimasti soli e invisi talvolta a parte di “pezzi” della comunita'; se e’ vero, come lo e’, che “l’unione fa la forza” sarebbe sbagliato continuare a non percorrere la strada dell’autentica collaborazione.
Cio’ che e’ giusto e’ giusto a prescindere da chi lo propone; ma fino a quando non si superera’ il retaggio culturale dell’appartenenza ad una fazione non si potra’ favorire una sana, costruttiva e autentica opera di miglioramento della societa’ tutta e non si avra’ modo di concentrarsi sulla restanza ovvero su quanto sia essenziale nei pericoli difendere, riprendere, valorizzare ciò che resta di funzionante dei precedenti processi di sviluppo.

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